IL PASSO PERFETTO
Cosa succede quando una mente naturalmente confusa si trova a camminare così a lungo sulla via di Santiago di Compostela? I silenzi, le domande, l’anelito spirituale e insieme la concretezza faticosa dell’andare, gli incontri di un viaggio-pellegrinaggio dal Nordest verso Santiago compiuto da un giovane imprenditore padovano. Una storia sospesa tra una tanto ricercata spiritualità e la sua negazione. Il passo perfetto è un cammino di ricerca interiore descritto con grande sincerità e autoironia, una discesa verso gli inferi dell'esistenza. “Dal bordo” Artuso osserva la realtà muoversi di pari passo con i suoi piedi. È anche una denuncia senza mezzi termini della società in cui viviamo, vissuta un passo dopo l’altro da un pellegrino qualunque, uno dei molti che ogni anno affluiscono verso Santiago.
“Un viaggio di ricerca carico di incontri, di insidie e di tesori da scoprire. Una fatica che vale la pena.”
“Non c’è nessun posto dove arrivare e comunque ci si arriva lo stesso…”

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Recensione di Renzo Stefanel - Gazzettino 2004
Cos’è che spinge a un pellegrinaggio un non credente? Il caso, probabilmente. Dal caso il non credente Nicola Artuso («sono un libero cercatore», dice)è spinto sul cammino di Santiago de Compostela, uno dei principali pellegrinaggi della tradizione cattolica. La storia di questo viaggio, che si rivela soprattutto interiore, è raccontata da Artuso in “Il passo perfetto. Diario dal bordo”.
«E' stata una specie di chiamata» racconta «E una volta lì mi sono trovato perfettamente in sintonia coi simboli medievali di cui il cammino è pieno. E’ stato un percorso di purificazione spirituale, in cui ho spurgato uan serie di brutture interiori, finendo per pormi delle domande che chiunque si mette in cammino finisce per porsi. Il fatto di staccarsi dalla realtà quotidiana, fatta di progetti contorti, spesso poco gratificanti e dipendenti dall’azione di altre persone, permette di guardare alle proprie interiorità. Sei solo quello che cammina e guarda. Ti dici la verità, quello che veramente vuoi, e trovi il coraggio per realizzarlo. In sostanza, cambi. A sera hai fatto 30 chilometri che sono qualcosa di concreto e estremamente gratificante. E’ come essere un falegname che produce una sedia. Un filosofo lontano dalla realtà? Macché. Artuso, 38 anni, imprenditore nella vita, al primo romanzo, tiene a sottolineare che le sue sono l’esperienza e le domande di un uomo normale. «Nel cammino si annullano tutte le differenze e le convenzioni sociali. Emerge quello che per me è un messaggio molto chiaro, che ho cercato di trasmettere nel libro. Quello che accomuna è il desiderio di stare bene, essere felici, non avere sofferenze, sentire amore. Se di questo fatto – che non è una cosa che scopro io – si avesse davvero coscienza, non ci sarebbero conflitti».
Eppure nel cammino torna costantemente il simbolo di Santiago “matamoros”, cioè che uccide i musulmani… «In realtà il moro è il simbolo dei fantasmi interiori, che un pellegrino, nel cammino come nella vita, deve vincere per avvicinarsi alla meta. Il desiderio della felicità è affermato infatti da tutte le religioni, quelle orientali a quella cristiana a quella musulmana.
Il libro non è solo il diario di un’esperienza personale, ma è anche ben costruito, sia a livello linguistico che strutturale. «Il linguaggio scurrile che a volte affiora ricorda che non c’è divinità senza umanità. L’amore in uan cattedrale millenaria è magico e mistico, regalo e insieme prova di una divinità nascosta che gioca coi viventi. Il libro è poi diviso in tre tempi: la sofferenza dell’inizio, la caduta totale negli inferi, la risalita». Questo libro è un primo passo letterario? «Non so se ce ne sarà un secondo. Per ora sto lavorando a uno spettacolo teatrale con l’attore Loris Contarini e a un audiolibro per i non vedenti con il musicista Paolo Valentini.
[Renzo Stefanel]
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